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Termini da evitare

 [immagine di uno Gnu filosofico]

Ci sono vari termini ed espressioni che consigliamo, almeno in determinate situazioni, di evitare perché risultano ambigui oppure implicano un'opinione che speriamo non condividiate per intero.

Altri testi da leggere | "Licenze tipo-BSD" | "Chiuso" | "Commerciale" | "Consumatore" | "Contenuto" | "Creatore" | "Digital Rights Management (Gestione dei diritti digitali)" | "For free (gratuito)" | "Freeware" | "Regalare software" | "Proprietà intellettuale" | "Mercato" | "Aperto" | "Pirateria" | "Protezione" | "RAND (reasonable and non-discriminatory)" | "Vendere software" | "Industria del software" | "Furto" | "Venditore" | Altri testi da leggere

Fate attenzione anche a Categorie di Software Libero.

"Licenze tipo-BSD"

L'espressione "licenza di tipo BSD" crea confusione perché fa un solo fascio di licenze che presentano differenze importanti. Ad esempio, la licenza BSD originale con la sua clausola pubblicitaria è incompatibile con la Licenza Pubblica Generica (GPL), mentre invece la nuova licenza BSD è compatibile con la GPL.

Per evitare confusioni, è meglio indicare la specifica licenza cui ci si riferisce evitando la vaga locuzione "di tipo BSD".

"Chiuso"

Se descriviamo software non libero come "chiuso" facciamo un chiaro riferimento al termine "open source". Nel Movimento per il Software Libero, vogliamo evitare di essere confusi con il più recente Movimento per l'Open Source, e quindi evitiamo l'uso di termini che possano incoraggiare le persone ad identificarci con tale movimento. Perciò, evitiamo di descrivere il software non libero come "chiuso". Lo chiamiamo "non-libero" o "proprietario".

"Commerciale"

È bene non usare "commerciale" come sinonimo di "non-libero". Ciò confonde due questioni del tutto diverse tra loro.

Un programma è commerciale se viene sviluppato come attività imprenditoriale. Un programma commerciale può essere libero o non-libero, a seconda della relativa licenza. Analogamente, un programma sviluppato da una scuola o da un individuo può essere libero o non-libero sulla base della relativa licenza. Le due questioni, quale tipo di entità ha sviluppato il programma e quale libertà è concessa agli utenti, sono indipendenti tra loro.

Nel primo decennio di attività del Movimento del Software Libero, i pacchetti di software libero erano quasi sempre non-commerciali; le componenti del sistema operativo GNU/Linux furono sviluppate da individui, da organizzazioni senza scopo di lucro come la Free Software Foundation o da università. Ma negli anni '90 ha preso a circolare il software libero commerciale.

Il software libero commerciale è un contributo per la nostra comunità, perciò dovremmo incoraggiarlo. Ma quanti credono che "commerciale" significhi "non-libero", tenderanno a considerare contraddittoria la combinazione "libero commerciale", scartando questa possibilità. Bisogna stare attenti a non utilizzare il termine "commerciale" in tal senso.

"Consumatore"

Il termine "consumatore", quando viene utilizzato per riferirsi ad utenti di computer, porta con sé delle implicazioni infelici.

La teoria economica utilizza i termini "produttore" e "consumatore". In quel contesto queste parole sono appropriate. Ma definire gli utenti di software come "consumatori" presume un ruolo limitato per loro. Li tratta come come bestiame che pascola passivamente su ciò che altri rendono disponibile per loro.

Questo tipo di mentalità porta a farse come il CBDTPA "Consumer Broadband and Digital Television Promotion Act" che richiederebbe dispositivi di restrizione sulla copia in ogni in ogni dispositivo digitale. Se ciò che gli utenti fanno è "consumare", allora perché dovrebbero preoccuparsi?

Il limitato punto di vista economico che considera gli utenti come "consumatori" tende ad andare di pari passo con l'idea che le opere pubblicate siano "contenuto".

Per descrivere chi non si limita ad un consumo passivo con il proprio computer, suggeriamo termini come "individui" e "cittadini".

"Contenuto"

Se vuoi esprimere un sentimento di benessere e soddisfazione, giustamente dici di essere "contento" (content), ma è meglio evitare l'utilizzo del sostantivo per descrivere opere scritte e di altro tipo create da un autore. Tale uso rivela un atteggiamento specifico nei confronti di tali opere: le considera come beni di consumo intercambiabili il cui scopo è quello di riempire una scatola e far soldi. In realtà ciò significa considerare in maniera irrispettosa le opere stesse.

Coloro che usano questo termine sono spesso editori tesi ad ottenere un maggior potere nel copyright a nome degli autori (o "creatori", come vanno definendoli) delle opere. Il termine "contenuto" ne rivela i sentimenti concreti.

Finché altri continuano ad usare l'espressione "fornitori di contenuto", i dissidenti politici potranno sicuramente autodefinirsi "fornitori di sconten(u)to". (NdT. In inglese "content" significa sia "contento" che "contenuto")

"Creatore"

Applicare il termine "creatore" agli autori significa paragonarli implicitamente a una deità ("il creatore"). Questo termine viene usato dagli editori per elevare la statura morale degli autori al di sopra della gente comune, onde giustificare un maggior potere del copyright che gli editori possono esercitare a nome degli stessi autori. Noi invece consigliamo di dire "autori". Tuttavia, in molti casi "detentore del copyright" è ciò che si intende.

"Digital Rights Management (Gestione dei diritti digitali)"

Il software per il "Digital Rights Management" in realtà è progettato per imporre restrizioni agli utenti di computer. Il ricorso al termine "diritti" in questo contesto è pura propaganda, mirata a farci considerare inconsciamente la questione dal punto di vista dei pochi che impongono tali restrizioni, ignorando al contempo quella dei molti a cui le restrizioni vengono imposte.

Buone alternative sono espressioni quali "Digital Restrictions Management" (Gestione delle restrizioni digitali) e "handcuffware" (software-manette).

"For free"

Quando ci si riferisce a un programma di software libero (free software), meglio non dire che è disponibile "for free", gratuitamente. Questo termine (in inglese) significa specificamente "a costo zero". Il software libero è una questione di libertà, non di prezzo.

Spesso le copie di programmi di software libero sono disponibili "for free", a costo zero - ad esempio, tramite download via FTP. Ma copie di programmi di software libero sono disponibili anche a pagamento su CD-ROM; invece, le copie di software proprietario talvolta sono disponibili gratuitamente a fini promozionali e alcuni pacchetti proprietari sono normalmente disponibili a costo zero per determinati utenti.

Onde evitare confusioni, si può dire che il programma è disponibile "come software libero".

"Freeware"

Evitiamo per favore il termine "freeware" come sinonimo di "software libero". Il termine "freeware" veniva spesso usato negli anni '80 per indicare programmi rilasciati per la sola esecuzione, senza renderne disponibili i codici sorgenti. Oggi tale termine non indica alcuna specifica definizione generale.

Inoltre, per lingue diverse dall'inglese, è bene evitare di prendere in prestito termini inglesi come "free software" o "freeware". Cercate di utilizzare le espressioni spesso meno ambigue offerte dalla vostra lingua.

Usando un termine nella vostra lingua, dimostrate che vi riferite effettivamente alla libertà e non state semplicemente cercando di scimmiottare qualche misterioso concetto straniero di marketing. All'inizio, il riferimento alla libertà potrà sembrare strano o fastidioso ai vostri concittadini, ma quando ne considereranno il significato preciso, capiranno veramente di cosa si tratta.

"Regalare software"

È fuorviante usare il termine "regalare" (give away) quando si vuole intendere "distribuire un programma come software libero". È lo stesso problema già visto in "for free" (in inglese): implica che il punto in questione sia il prezzo, non la libertà. Un modo per evitare questa confusione consiste nel dire: "rilasciare come software libero".

"Proprietà intellettuale"

Editori e avvocati amano descrivere il diritto d'autore come "proprietà intellettuale" - un termine che include anche i brevetti, marchi registrati e altre più oscure aree della legge. Tali leggi hanno così poco in comune, e differiscono così tanto, che è sconsigliato fare generalizzazioni. È meglio parlare specificatamente di "copyright", "brevetti" o "marchi registrati".

Il termine "proprietà intellettuale" contiene un presupposto nascosto - che il modo più naturale di considerare tali questioni disparate sia basato su un'analogia con gli oggetti fisici, e sull'idea di considerarli una proprietà.

Quando si parla di copia, quest'analogia ignora la differenza cruciale esistente tra gli oggetti materiali e l'informazione: l'informazione può essere copiata e condivisa quasi senza sforzo, mentre ciò non è vero degli oggetti materiali.

Per evitare pregiudizi e confusione sul termine, è bene prendere una decisione ferma di non parlare e nemmeno pensare in termini di "proprietà intellettuale".

L'ipocrisia di chiamare questi poteri "diritti" sta provocando imbarazzo nel WIPO.

"Mercato"

È fuorviante descrivere gli utenti del software libero, o gli utenti del software in generale, come un "mercato".

Questo non vuol dire che siamo contro il mercato. Se avete una ditta di assistenza al software libero, allora avete dei clienti, e trattate con loro in un mercato. Finché rispettate la loro libertà, vi auguriamo successo nel vostro mercato.

Ma il movimento del software libero è un movimento sociale, non un'impresa, ed il successo a cui mira non è un successo di mercato. Noi cerchiamo di servire il pubblico dandogli libertà - non facendo concorrenza per sottrarlo ad un concorrente. Mettere sullo stesso piano la campagna per la libertà alla campagna di un'impresa per il suo successo è sminuire la libertà.

"Aperto"

Per favore evitate di usare la parola "aperto" come sostituto di "software libero". Un altro gruppo, i cui valori sono meno idealistici dei nostri, usa "sorgente aperto" (open source) come proprio slogan. Se fate riferimento a loro, è corretto usare il loro nome, ma per favore non ci confondete con loro né descrivete il nostro lavoro con le loro etichette - ciò porta le persone a pensare che noi siamo loro sostenitori.

"Pirateria"

Spesso gli editori descrivono l'attività della copia, se proibita, come "pirateria" (piracy). In questo modo, sottintendono che effettuare una copia illegale equivale eticamente all'assalto di navi in alto mare, al rapimento e all'assassinio di quanti si trovano a bordo.

Se non ritenete che effettuare copie illegali sia analogo al rapimento e all'assassinio, forse preferirete evitare il ricorso al termine "pirateria" per descrivere tale pratica. In sostituzione, si possono usare espressioni neutre quali "copia proibita" o "copia non autorizzata". Alcuni potrebbero addirittura preferire un'espressione positiva come "condividere informazioni con il vicino".

"Protezione"

Gli avvocati degli editori adorano ricorrere al termine "protezione" o "tutela" in riferimento al copyright. Questi termini implicano l'idea di voler bloccare qualche distruzione o sofferenza; di conseguenza, incoraggiano la gente a identificarsi con il proprietario e con l'editore che traggono dei benefici dal copyright, anziché con gli utenti che ne subiscono le restrizioni.

È facile evitare "protezione" o "tutela" per sostituirli invece con altri termini. Ad esempio, anziché: "La tutela del copyright dura molto a lungo", si può dire: "Il copyright dura molto a lungo".

Per criticare il diritto d'autore piuttosto che sostenerlo, basta ricorrere all'espressione "le restrizioni del copyright". Così potrete dire, "Le restrizioni del copyright durano molto a lungo".

"RAND (reasonable and non-discriminatory)"

Gli organismi incaricati di stabilire gli standard limitati dai brevetti che vietano il software libero in genere seguono la prassi di ottenere licenze su tali brevetti dietro il pagamento di una somma fissa per ogni copia di programma conforme. Spesso queste licenze vengono indicate con il termine "RAND", acronimo che sta per "ragionevoli e non discriminatorie".

Il termine conferisce una rispettabilità apparente a una serie di licenze sui brevetti che normalmente non sono né ragionevoli né non-discriminatorie. È vero che tali licenze non discriminano contro nessun particolare individuo, e tuttavia discriminano a sfavore della comunità del software libero, e ciò le rende irragionevoli. Perciò, una metà del significato di "RAND" è fuorviante mentre l'altra metà esprime un pregiudizio.

Gli organismi responsabili degli standard dovrebbero riconoscere che queste licenze sono discriminatorie e abbandonare l'uso dell'espressione "ragionevoli e non discriminatorie" o "RAND" per descriverle. Finché non lo faranno, altri scrittori che non vogliono essere associati a quella rispettabilità fasulla, bene farebbero a rigettare tale espressione. Accettarla e usarla soltanto perché le aziende che detengono i brevetti l'hanno ampiamente diffusa significa consentire a tali aziende di imporre agli altri quelle opinioni.

In sostituzione, suggeriamo l'espressione "uniform fee only", soltanto dietro pagamento di una tariffa uniforme, o l'acronimo "UFO". È una descrizione accurata perché la sola condizione per queste licenze è il pagamento di una tariffa uniforme per le royalty.

"Vendere software"

L'espressione "vendere software" è ambigua. In senso stretto, scambiare la copia di un programma libero con una somma di denaro significa "vendere", ma in genere si associa il termine "vendere" alle restrizioni proprietarie nel successivo utilizzo del software. Per essere più precisi, ed evitare confusioni, si può dire: "distribuire copie di un programma dietro pagamento" oppure "imporre restrizioni proprietarie sull'uso di un programma", a seconda di ciò cui ci si riferisce.

Vedere Vendere Software Libero per altre discussioni sull'argomento.

"Industria del Software"

Il termine "industria del software" incoraggia le persone a pensare che il software è sempre sviluppato da una sorta di fabbrica e poi dato ai consumatori. Non è così per la comunità del software libero. Le aziende di software esistono, e molte di queste sviluppano software libero e non, ma quelle che sviluppano software libero non sono come fabbriche.

Il termine "industria" è usato come propaganda dai sostenitori dei brevetti software. Essi parlano di "industrie" di sviluppo del software e tentano così di argomentare che queste dovrebbero essere soggette ai monopoli dei brevetti. Il Parlamento Europeo, respingendo i brevetti software nel 2003, ha stabilito con votazione che "industria" è "produzione automatica di beni materiali".

"Furto"

I sostenitori del copyright spesso usano termini quali "rubato" e "furto" per descrivere le infrazioni al copyright. Allo stesso tempo costoro ci chiedono di considerare il sistema giudiziario come un'autorità in campo etico: se copiare è vietato, allora dev'essere qualcosa di male.

Perciò è pertinente ricordare che il sistema giuridico - almeno negli USA - nega il concetto secondo cui l'infrazione al diritto d'autore sia un "furto". I sostenitori del copyright si appellano a un'autorità... e presentano in maniera sbagliata quanto sostiene tale autorità.

L'idea secondo cui siano le leggi a stabilire ciò che è giusto o sbagliato in generale è errata. Nel migliore dei casi, queste norme rappresentano il tentativo di ottenere giustizia: sostenere che siano le leggi a definire la giustizia o il comportamento etico equivale a ribaltare completamente le cose.

"Venditore"

Per favore non usate il termine "venditore" per far riferimento generico allo sviluppatore di un pacchetto software. Molti programmi sono sviluppati al fine di vendere copie, e i loro sviluppatori sono effettivamente venditori; questo include anche alcuni pacchetti di software libero. Tuttavia, molti programmi sono sviluppati da individui volontari, o da organizzazioni, che non hanno intenzione di vendere copie. I loro sviluppatori non sono venditori. Allo stesso modo, solo alcuni degli sviluppatori di distribuzioni GNU/Linux sono venditori.


Vedi anche Categorie di Software Libero.


Questo brano è pubblicato in Free Software, Free Society: The Selected Essays of Richard M. Stallman.

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